POETANDO

In questo blog raccolgo tutti gli scritti, poetici e in prosa, disegni e dipinti di mia ideazione
Un diario dei miei pensieri non segreto, ma aperto a tutti.
E le poesie di amici e poeti illustri, che più mi hanno colpito.
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giovedì, ottobre 20

PEL GORNO DELL’ONOMASTICO DELLA SUA DONNA - di Vincenzo Monti

Donna, dell’alma mia parte più cara, 
perché muta in pensoso atto mi guati, 
e di segrete stille 
rugiadose si fan le tue pupille? 
Di quel silenzio, di quel pianto intendo, 
o mia diletta, la cagion. L’eccesso 
de’ miei mali ti toglie 
la favella, e discioglie 
in lagrime furtive il tuo dolore. 
Ma datti pace, e il core 
ad un pensier solleva 
di me più degno, e della forte insieme 
anima tua. La stella 
del viver mio s’appressa 
al suo tramonto, ma sperar ti giovi 
che tutto io non morrò: pensa che un nome 
non oscuro io ti lascio; e tal che un giorno 
fra le italiche donne 
ti fia bel vanto il dire: “Io fui l’amore 
del cantor di Bassville, 
del cantor che di care itale note 
vestì l’ira d’Achille”. 
Soave rimembranza ancor ti fia, 
che ogni spirto gentile 
a’ miei casi compianse (e fra gl’Insùbri 
qual è lo spirto che gentil non sia?). 
Ma con ciò tutto nella mente poni, 
che cerca un lungo sofferir chi cerca 
lungo corso di vita. Oh mia Teresa, 
e tu del pari sventurata e cara, 
mia figlia! Oh voi che sole d’alcun dolce 
temprate il molto amaro 
di mia trista esistenza, egli andrà poco 
che nell’eterno sonno, lagrimando, 
gli occhi miei chiuderete! Ma sia breve 
per mia cagione il lagrimar; ché nulla, 
fuor che il vostro dolor, fia che mi gravi 
nel partirmi da questo, 
troppo ai buoni funesto, 
mortal soggiorno, in cui 
così corte le gioie e così lunghe 
vivon le pene: ove per dura prova 
già non è bello il rimaner, ma bello 
l’uscirne e far presto tragitto a quello 
de’ ben vissuti a cui sospiro. E quivi 
di te memore, e fatto 
cigno immortal (ché de’ poeti in cielo 
l’arte è pregio, e non colpa) il tuo fedele, 
adorata mia donna, 
t’aspetterà cantando, 
finché tu giunga, le tue lodi; e molto 
de’ tuoi cari costumi 
parlerò co’ Celesti, e dirò quanta 
fu verso il miserando tuo consorte 

la tua pietade; e l’anime beate 
di tua virtude innamorate, a Dio 
pregheranno che lieti e ognor sereni 
sieno i tuoi giorni, e quelli 
dei dolci amici che ne fan corona 
principalmente i tuoi, mio generoso 
ospite amato, che verace fede 
ne fai del detto antico, 
che ritrova un tesoro 
chi ritrova un amico. 

Vincenzo Monti

BIO AUTORE

Vincenzo Monti (tra Fusignano e Alfonsine, Ravenna, 1754 - Milano 1828), abate, inizia nel 1784 la Feroniade, poema incompiuto e postumo (1830); dal 1778 al 1797 vive a Roma, dove nel 1791 sposa Teresa Pikler; poi è a Milano, dove, dopo l’esilio in Francia dal 1799 al 1801 per la caduta della Repubblica Cisalpina, torna e rimane sino alla morte, salvo le assenze per l’insegnamento all’università di Pavia (1802-04). Dapprima avverso alla Rivoluzione Francese (la cantica Bassvilliana, 1793), poi celebratore di Napoleone (la Mascheroniana, 1801; Il Bardo della Selva Nera, 1806) e infine della Restaurazione (Il Ritorno di Astrea, 1816), è autore di tragedie (Aristodemo, 1796; Caio Gracco, 1788), antiromantico nel Sermone sulla mitologia (1825), antipurista nella Proposta di correzioni ed aggiunte al Vocabolario della Crusca (1917-26), traduttore della Pucelle d’Orléans di Voltaire (postuma, 1878), delle Satire di Persio (1803) e soprattutto dell’Iliade di Omero (1810), il suo capolavoro.

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